Delle volte si comincia e delle altre si ricomincia.
Fa parte del nostro lavoro.
Trovare, creare e sviluppare nuove idee.
Ogni freelance si è trovato davanti a un foglio bianco pronto per cominciare una mappa concettuale e per capire come sviluppare il proprio progetto.
A volte però i progetti sono più di uno e la scrivania è sommersa da fogli bianchi ormai pieni di parole.
È in quel momento che, come un mantra, ci ripetiamo che nel nostro caos creativo bisogna pur trovare un ordine ed una logica.
Mi trovo in questa fase creativa-confusionaria e chissà che a breve non vi sappia dire di più.
Oggi voglio farvi ascoltare una canzone che tanti anni fa è arrivata nella mia vita forte e decisa come lu ientu del Salento.
Sogna fiore mio
martedì 4 dicembre 2012
martedì 27 novembre 2012
Da freelance a freelance.
Ieri sera vedendo Wonder woman freelance ho riflettuto (per l'ennesima volta) sulla mia condizione lavorativa.
Mi sono resa conto di sentirmi meno sola e più forte ma allo stesso tempo anche molto triste.
Vedevo scorrere davanti a me una serie di domande in attesa di una risposta "quando finirà? quando sarà dato un prezzo equo al nostro lavoro? quando ci si renderà conto che esiste anche un lavoro così nascosto come quello del traduttore? quando non dovrò più giustificarmi nello spiegare che non faccio nient'altro? quando potrò deporre le armi e smettere di difendere continuamente la mia professione?".
Ovviamente non ci sono risposte e forse non ne avrò mai.
Continuo il mio lavoro come una formichina laboriosa ed instancabile aspettando che arrivi prima o poi il giusto riconoscimento.
Vi consiglio di concedervi 15 minuti per guardare il video di questa giornalista perché lei ci crede ancora e direi che non è poco.
Mi sono resa conto di sentirmi meno sola e più forte ma allo stesso tempo anche molto triste.
Vedevo scorrere davanti a me una serie di domande in attesa di una risposta "quando finirà? quando sarà dato un prezzo equo al nostro lavoro? quando ci si renderà conto che esiste anche un lavoro così nascosto come quello del traduttore? quando non dovrò più giustificarmi nello spiegare che non faccio nient'altro? quando potrò deporre le armi e smettere di difendere continuamente la mia professione?".
Ovviamente non ci sono risposte e forse non ne avrò mai.
Continuo il mio lavoro come una formichina laboriosa ed instancabile aspettando che arrivi prima o poi il giusto riconoscimento.
Vi consiglio di concedervi 15 minuti per guardare il video di questa giornalista perché lei ci crede ancora e direi che non è poco.
domenica 21 ottobre 2012
Domande.
Venerdì ho letto un post che mi ha fatto molto riflettere. Precisamente questo Minimo (buona lettura!).
Domande, semplicemente domande. Ma è pur vero che la chiave di tutto è nelle giuste domande.
Ognuno di noi poi sceglie come e quando (e soprattutto se) darsi delle risposte. Le risposte a quel punto sono solo tue e ti aiutano a porti altre domande.
Questa è la maniera più semplice ma allo stesso modo più complessa per continuare a definirsi un essere pensante nonostante quello che accade fuori dal nostro controllo.
Le mie domande.
Quand'è l'ultima volta che...
- avete pensato che il tempo si potesse fermare proprio in quell'istante?
- vi siete illusi che tutto potesse tornare come prima?
- avete mostrato le vostre fragilità senza aver paura di perdere la vostra "muraglia di sicurezza"?
- avete pensato che comunque sia andata ne è valsa la pena?
- vi siete perdonati?
- vi siete detti: "forse non è tutta e solo colpa mia"?
- vi siete commossi davanti ad un gesto d'amore (non necessariamente nei vostri confronti)?
- avete concesso 5 minuti del vostro tempo ad ascoltare un estraneo che aveva bisogno solo di parlare con qualcuno?
Ne avrei tante altre... Passo la mia vita a farmi domande e camminando da sola a volte trovo anche delle risposte.
Grazie elle per avermi dato la possibilità di cercare ancora nuove risposte in questa domenica mattina.
venerdì 5 ottobre 2012
Guten Tag!
Ho iniziato ufficialmente il corso di tedesco ed ancora non ci credo!
Dopo una vita passata sui libri di francese e portoghese, ascoltando la voce così melodica di brasiliani incontrati per caso, ripetendo e ripetendo parole francesi dalla pronuncia delicata e "leggera", ora mi ritrovo davanti a un libro posto vicino al mio portatile che mi dice "studiami!".
La novità dov'è???
Direi che è nella mia voglia di aprire quel libro e di capire una lingua che aveva già incrociato la mia vita e che non era riuscita a farne parte.
Le situazioni cambiano, le persone un po' meno... ma la vita rimane pur sempre una delicata questione di tempistiche ed ora ho capito che è giunto il momento di affrontare anche questa avventura.
Uso la parola "avventura" perché di questo si tratta quando una persona si trova a voler scoprire una lingua e tutto ciò che la circonda.
Adoro il brivido della prima lezione! Sei un contenitore da riempire e tutto ti sembra così nuovo ed entusiasmante. Nel mio lavoro ho la fortuna di ritrovare questo sentimento ogni volta che risolvo un problema traduttivo aggiungendo un ulteriore pizzico di conoscenza al mio contenitore.
PS. Questa foto è molto significativa e credo che a breve verrà riproposta... si aspettano ulteriori sviluppi! :)
Dopo una vita passata sui libri di francese e portoghese, ascoltando la voce così melodica di brasiliani incontrati per caso, ripetendo e ripetendo parole francesi dalla pronuncia delicata e "leggera", ora mi ritrovo davanti a un libro posto vicino al mio portatile che mi dice "studiami!".
La novità dov'è???
Direi che è nella mia voglia di aprire quel libro e di capire una lingua che aveva già incrociato la mia vita e che non era riuscita a farne parte.
Le situazioni cambiano, le persone un po' meno... ma la vita rimane pur sempre una delicata questione di tempistiche ed ora ho capito che è giunto il momento di affrontare anche questa avventura.
Uso la parola "avventura" perché di questo si tratta quando una persona si trova a voler scoprire una lingua e tutto ciò che la circonda.
Adoro il brivido della prima lezione! Sei un contenitore da riempire e tutto ti sembra così nuovo ed entusiasmante. Nel mio lavoro ho la fortuna di ritrovare questo sentimento ogni volta che risolvo un problema traduttivo aggiungendo un ulteriore pizzico di conoscenza al mio contenitore.
PS. Questa foto è molto significativa e credo che a breve verrà riproposta... si aspettano ulteriori sviluppi! :)
martedì 4 settembre 2012
Benvenuto Settembre!
Direi che è proprio il caso di dire "Benvenuto Settembre!" anche se qui, viste le condizioni climatiche, sembra già arrivato Ottobre. Il telegiornale dice che a breve ritornerà il caldo. In verità è tutta l'estate che il telegiornale annuncia solo (e dico solo) cambiamenti climatici.
Per quanto mi riguarda questi cambiamenti climatici sono tradotti in: accendere o no il ventilatore (come ho già specificato sono contro il condizionatore), sudare 7 camicie (oltre a quelle sudate solitamente) mentre cerco la soluzione traduttiva alla parola "impossibile" e diventare un tutt'uno con il mio portatile (sciogliendomi sulla tastiera). Per il resto, queste informazioni cambiano molto poco il mio ritmo di lavoro perché se ho un progetto da finire, condizioni climatiche a parte, va finito nel migliore dei modi e basta!
PS. è arrivato Settembre e non ho dimenticato i miei progetti post-estate! Nel week-end insieme alla mia amica cercherò di stabilire la struttura concreta per la nostra idea e credo che un solo bicier de vin non sarà sufficiente! :)
Ascoltate il nuovo progetto di Niccolò Fabi. La sua voce a volte si intreccia con la mia mentre parlo con un dizionario che non mi aiuta a trovare la soluzione migliore.
Ad ognuno le proprie idee!
http://www.youtube.com/watch?v=dtfhK4eRtwg&sns=fb
Di ritorno da Grado.
Per quanto mi riguarda questi cambiamenti climatici sono tradotti in: accendere o no il ventilatore (come ho già specificato sono contro il condizionatore), sudare 7 camicie (oltre a quelle sudate solitamente) mentre cerco la soluzione traduttiva alla parola "impossibile" e diventare un tutt'uno con il mio portatile (sciogliendomi sulla tastiera). Per il resto, queste informazioni cambiano molto poco il mio ritmo di lavoro perché se ho un progetto da finire, condizioni climatiche a parte, va finito nel migliore dei modi e basta!
PS. è arrivato Settembre e non ho dimenticato i miei progetti post-estate! Nel week-end insieme alla mia amica cercherò di stabilire la struttura concreta per la nostra idea e credo che un solo bicier de vin non sarà sufficiente! :)
Ascoltate il nuovo progetto di Niccolò Fabi. La sua voce a volte si intreccia con la mia mentre parlo con un dizionario che non mi aiuta a trovare la soluzione migliore.
Ad ognuno le proprie idee!
http://www.youtube.com/watch?v=dtfhK4eRtwg&sns=fb
Di ritorno da Grado.
martedì 24 luglio 2012
Anche questa è estate.
Bora, calo di temperature e pioggia a parte siamo in estate e bisogna focalizzarsi sui progetti da intraprendere a settembre quando questo non-caldo sarà passato, qualche giorno di riposo sarà finito e l'odore del mare sarà portato via dal ritorno alle scarpe chiuse.
Voi a cosa state pensando? Su cosa avete bisogno di focalizzarvi?
Ho scritto "bisogno" perché ci sono momenti in cui c'è l'effettiva necessità di focalizzarsi su un nuovo progetto. Nel mio caso vivo questa sensazione 365 giorni all'anno più o meno da quando sono nata o per essere precisa da quando il primo giorno di scuola materna ho conosciuto Valeria. Il mio primo ricordo è associato a quel momento ed è da lì che normalmente parte qualsiasi discorso autoreferenziale.
Sentimentalismi a parte, mi trovo a fare i conti con i nuovi progetti che sto costruendo nella mia testolina discutibilmente equilibrata.
Questa volta ho la voglia e la necessità di condividerli con un'amica nonostante gli 800 km di distanza. Ma in questi ultimi anni ho imparato il valore aggiunto della lontananza e la forza di chi crede di poterla abbattere (viva la tecnologia e le chiamate nazionali solo con lo scatto alla risposta!).
A Settembre vi saprò/sapremo dire meglio e credo che con molta fantasia e lavoro possa diventare un progetto molto "fashion"!
PS. Mentre stavo scrivendo ho scoperto che al piano di sotto abita una ragazza brasiliana. Sentirla parlare con la sua musicalità così familiare mi ha fatto sorridere e ricordare anni di studio e di passione.
Della serie: anche questa è estate.
martedì 26 giugno 2012
Fatica e Passione.
Il titolo di questo post sono le stesse parole che hanno caratterizzato la mia giornata.
Vedendo il documentario girato dalla mia amata amica Manuela ho ricordato le nostre conversazioni avute via skype durante la sua creazione.
Conversazioni sostenute per lo più di notte (lei è insonne per vocazione ed io per necessità). A volte, con molta fortuna, anche in compagnia di un buon bicchiere di vino. Conversazioni tenute in diverse case. Le nostre (cambiate più volte) e quelle di compagni, amici e conoscenti. Conversazioni disturbate dalla mia incapacità di stare ferma davanti al microfono. Conversazioni incentrate su lavoro, cadute, risalite, pianti, urla, soddisfazioni, crisi economiche (personali e non mondiali), solitudine, amicizie lontane, lavoro autonomo, tasse, traduzioni, scrittura, libri, film, studio, master fatti e master da fare, stanchezza, resistenza, colleghi, mancanza di colleghi... fatica e passione.
Sono orgogliosa di lei. Penso sia chiaro. Ma sono soprattutto orgogliosa di noi. Di quel noi che cerca di non arrendersi e che cerca di trovare il proprio angoletto dove potersi sistemare e creare. Ci sosteniamo soprattutto nelle giornate "no"... e ce ne sono tante. I km di distanza non aiutano ma ho imparato a gestirli (non sempre).
Oggi regalo le mie parole ed un angolo del mio blog al suo lavoro.
Per chi vorrà, è possibile vedere il suo documentario cliccando su questo link:
In Memori@m
Dimenticavo, lei è l'unica amica con cui parlo del mio lavoro "seriamente".
Vedendo il documentario girato dalla mia amata amica Manuela ho ricordato le nostre conversazioni avute via skype durante la sua creazione.
Conversazioni sostenute per lo più di notte (lei è insonne per vocazione ed io per necessità). A volte, con molta fortuna, anche in compagnia di un buon bicchiere di vino. Conversazioni tenute in diverse case. Le nostre (cambiate più volte) e quelle di compagni, amici e conoscenti. Conversazioni disturbate dalla mia incapacità di stare ferma davanti al microfono. Conversazioni incentrate su lavoro, cadute, risalite, pianti, urla, soddisfazioni, crisi economiche (personali e non mondiali), solitudine, amicizie lontane, lavoro autonomo, tasse, traduzioni, scrittura, libri, film, studio, master fatti e master da fare, stanchezza, resistenza, colleghi, mancanza di colleghi... fatica e passione.
Sono orgogliosa di lei. Penso sia chiaro. Ma sono soprattutto orgogliosa di noi. Di quel noi che cerca di non arrendersi e che cerca di trovare il proprio angoletto dove potersi sistemare e creare. Ci sosteniamo soprattutto nelle giornate "no"... e ce ne sono tante. I km di distanza non aiutano ma ho imparato a gestirli (non sempre).
Oggi regalo le mie parole ed un angolo del mio blog al suo lavoro.
Per chi vorrà, è possibile vedere il suo documentario cliccando su questo link:
In Memori@m
Dimenticavo, lei è l'unica amica con cui parlo del mio lavoro "seriamente".
venerdì 22 giugno 2012
Via del Campo.
Questa canzone di Faber mi ha fatto compagnia in molte occasioni. Mi ha fatto compagnia soprattutto durante le molte ore seduta davanti al pc china sulla mia tastiera nera (cerco di assumere una posizione corretta ma a volte lo dimentico...).
Una frase di questa canzone è scritta anche sulla mia tesi magistrale nella parte riservata ai Ringraziamenti.
Quella tesi piena di sogni e di speranze. "La letteratura lusofona tradotta in Italia: dal 1930 ad oggi".
Ho lottato, come è giusto fare per quello in cui si crede, per avere una tesi che non trattasse dei gesuiti in Brasile (argomento che la mia professoressa amava particolarmente) ma che potesse avere la presunzione di trattare un argomento contemporaneo e di impatto per chi avesse avuto la curiosità di leggerla.
La letteratura lusofona non può e non deve essere chiusa in un determinato periodo storico di risaputo splendore letterario ed economico ma deve essere conosciuta anche per quello che vuole esprimere oggi in un Brasile pieno di contraddizioni, in un Portogallo che da molto tempo ha dimenticato i suoi splendori imperiali ma che continua a possedere una forte dignità culturale e soprattutto in un'Africa post-coloniale (argomento di cui ho trattato nella mia prima tesi) che comincia ad avere le sue prime case editrici e le sue prime pubblicazioni in cui gli scrittori possono finalmente presentare il loro popolo come meglio credono.
La mia discussione è stata più una discussione di speranza che una vera e propria discussione di tesi ma quando ero lì per partire con il mio comizio socio-politico...il professore ha detto che il tempo era scaduto!
Peccato! Sarà per la prossima volta.
Ah, la frase a cui facevo riferimento nella mia tesi era:
"Via del Campo c'è una bambina con le labbra color rugiada, gli occhi grigi come la strada, nascon fiori dove cammina..."
Buona compagnia!
Via del Campo - Faber
Una frase di questa canzone è scritta anche sulla mia tesi magistrale nella parte riservata ai Ringraziamenti.
Quella tesi piena di sogni e di speranze. "La letteratura lusofona tradotta in Italia: dal 1930 ad oggi".
Ho lottato, come è giusto fare per quello in cui si crede, per avere una tesi che non trattasse dei gesuiti in Brasile (argomento che la mia professoressa amava particolarmente) ma che potesse avere la presunzione di trattare un argomento contemporaneo e di impatto per chi avesse avuto la curiosità di leggerla.
La letteratura lusofona non può e non deve essere chiusa in un determinato periodo storico di risaputo splendore letterario ed economico ma deve essere conosciuta anche per quello che vuole esprimere oggi in un Brasile pieno di contraddizioni, in un Portogallo che da molto tempo ha dimenticato i suoi splendori imperiali ma che continua a possedere una forte dignità culturale e soprattutto in un'Africa post-coloniale (argomento di cui ho trattato nella mia prima tesi) che comincia ad avere le sue prime case editrici e le sue prime pubblicazioni in cui gli scrittori possono finalmente presentare il loro popolo come meglio credono.
La mia discussione è stata più una discussione di speranza che una vera e propria discussione di tesi ma quando ero lì per partire con il mio comizio socio-politico...il professore ha detto che il tempo era scaduto!
Peccato! Sarà per la prossima volta.
Ah, la frase a cui facevo riferimento nella mia tesi era:
"Via del Campo c'è una bambina con le labbra color rugiada, gli occhi grigi come la strada, nascon fiori dove cammina..."
Buona compagnia!
Via del Campo - Faber
martedì 12 giugno 2012
Concetto del lavoro.
Ieri parlando con una collega traduttrice-insegnante mi sono trovata a giustificare il concetto di lavoro: il nostro.
Mi è sembrato molto strano perché credevo che almeno tra addetti ai lavori non dovessi spiegare che il mio è un lavoro e come tale deve essere trattato.
Davanti a un'intera classe (dove lei era l'insegnante) mi ha detto: "Sei una freelance, ah, perciò sei una precaria" ed io interdetta ho risposto: "No, sono una lavoratrice autonoma che è ben diverso dall'essere precaria".
Immagino che ad oggi sia facile associare "lavoratore autonomo" a "precario" ma ci sono molte differenze tra le quali la più importante è che io ho scelto consapevolmente il mio lavoro (forse un pochino di follia c'è stata, ma questa è un'altra storia...).
La domanda seguente è stata: "Ma se lavori tramite agenzie di traduzione sei comunque una freelance?".
Direi proprio che necessitiamo di un ripassino.
Ovviamente un traduttore ha due percorsi (minimo) da poter intraprendere: lavorare tramite agenzie (e prendere una tariffa più bassa) e/o trovarsi dei clienti diretti (percorso più complesso ma che porta un guadagno maggiore). In ambedue i casi rimane un lavoratore autonomo e non un precario.
Finita la lezione l'unica domanda che continuava a martellarmi il cervello è stata: "Perché ho dovuto giustificarmi anche con una collega davanti a persone estranee al mondo dei traduttori?".
Per la risposta attendo ulteriori sviluppi.
Mi è sembrato molto strano perché credevo che almeno tra addetti ai lavori non dovessi spiegare che il mio è un lavoro e come tale deve essere trattato.
Davanti a un'intera classe (dove lei era l'insegnante) mi ha detto: "Sei una freelance, ah, perciò sei una precaria" ed io interdetta ho risposto: "No, sono una lavoratrice autonoma che è ben diverso dall'essere precaria".
Immagino che ad oggi sia facile associare "lavoratore autonomo" a "precario" ma ci sono molte differenze tra le quali la più importante è che io ho scelto consapevolmente il mio lavoro (forse un pochino di follia c'è stata, ma questa è un'altra storia...).
La domanda seguente è stata: "Ma se lavori tramite agenzie di traduzione sei comunque una freelance?".
Direi proprio che necessitiamo di un ripassino.
Ovviamente un traduttore ha due percorsi (minimo) da poter intraprendere: lavorare tramite agenzie (e prendere una tariffa più bassa) e/o trovarsi dei clienti diretti (percorso più complesso ma che porta un guadagno maggiore). In ambedue i casi rimane un lavoratore autonomo e non un precario.
Finita la lezione l'unica domanda che continuava a martellarmi il cervello è stata: "Perché ho dovuto giustificarmi anche con una collega davanti a persone estranee al mondo dei traduttori?".
venerdì 1 giugno 2012
Marketing
Lo ammetto e non è poco.
Quando mi sono laureata il concetto di marketing ancora non era stato inserito nel mio personalissimo database definito a livello scientifico "cervello".
Tuttora continuo a non trovare un rapporto equilibrato e complice con l'aspetto promozionale del mio lavoro.
Ho sempre avuto problemi con il concetto di vendita ed arrivare tutto ad un tratto alla possibilità di poter concepire "la vendita dei miei servizi e della mia professionalità" mi è risultata un'idea alquanto bizzarra.
Nessuno, ed intendo nessun professore o simile, mi ha sottoposto -in maniera preventiva- questo aspetto del mio lavoro. Avrei avuto perlomeno il tempo per prepararmi psicologicamente - non è molto ma sarebbe stato comunque un primo passo-. Nessuno mi ha detto che per aprire quel sogno nel cassetto, curato con tanto amore, avrei dovuto sfidare il mio più grande limite: il concetto di vendita.
Ci sto lavorando anche se a volte mi sento ancora "paralizzata" davanti ai miei schemi di marketing.
Vi terrò aggiornati.
Conosco i miei limiti ma soprattutto conosco me stessa -almeno quel poco che basta per una pacifica convivenza- e sono convinta che prima o poi riuscirò a trovare la chiave di volta.
Quando mi sono laureata il concetto di marketing ancora non era stato inserito nel mio personalissimo database definito a livello scientifico "cervello".
Tuttora continuo a non trovare un rapporto equilibrato e complice con l'aspetto promozionale del mio lavoro.
Ho sempre avuto problemi con il concetto di vendita ed arrivare tutto ad un tratto alla possibilità di poter concepire "la vendita dei miei servizi e della mia professionalità" mi è risultata un'idea alquanto bizzarra.
Nessuno, ed intendo nessun professore o simile, mi ha sottoposto -in maniera preventiva- questo aspetto del mio lavoro. Avrei avuto perlomeno il tempo per prepararmi psicologicamente - non è molto ma sarebbe stato comunque un primo passo-. Nessuno mi ha detto che per aprire quel sogno nel cassetto, curato con tanto amore, avrei dovuto sfidare il mio più grande limite: il concetto di vendita.
Ci sto lavorando anche se a volte mi sento ancora "paralizzata" davanti ai miei schemi di marketing.
Vi terrò aggiornati.
Conosco i miei limiti ma soprattutto conosco me stessa -almeno quel poco che basta per una pacifica convivenza- e sono convinta che prima o poi riuscirò a trovare la chiave di volta.
lunedì 14 maggio 2012
Le due facce della medaglia.
La parte divertente del mio lavoro?
Ritrovarsi a spiegare il concetto di "tuttologa" e vedere negli occhi dei tuoi interlocutori la profonda convinzione di parlare con la nuova "Wonder Woman" che quotidianamente (diciamo) affronta parole tecniche sempre diverse e che riesce anche a tradurle (dopo varie crisi di nervi e discussioni con il monitor che purtroppo, o per fortuna, non può rispondere).
La parte meno divertente?
Quando ti trovi a spiegare per l'ennesima volta a persone che dovrebbero aver capito il tuo lavoro ed il suo ipotetico ruolo nella società che tu lavori, che oltre al traduttore fai anche il traduttore (è vero, faccio altre cose ma sono comunque un traduttore) e che in quanto tale non cerchi una scrivania presso un ipotetico ufficio, che il tempo che non dedichi alla traduzione (nel senso di lavoro vero e proprio) lo dedichi a tutto quel che circonda e supporta il tuo lavoro e che perciò non stai cercando un altro lavoro per riempire dei vuoti esistenziali perché hai già il tuo sogno ed ogni giorno cerchi di portarlo avanti nel migliore dei modi.
Questa è la parte peggiore ed è quella che ancora non riesco a giustificarmi.
Per il momento l'unica soluzione che ho trovato è borbottare da sola girando per le strade di Trieste.
Ahimè, non in triestino ma chissà che un giorno non ci riesca...
Il Nuovo Doria, dizionario del dialetto triestino:
Fu-fù: 1) avv. in fretta, su due piedi; 2) agg. inv. frettoloso.
Ritrovarsi a spiegare il concetto di "tuttologa" e vedere negli occhi dei tuoi interlocutori la profonda convinzione di parlare con la nuova "Wonder Woman" che quotidianamente (diciamo) affronta parole tecniche sempre diverse e che riesce anche a tradurle (dopo varie crisi di nervi e discussioni con il monitor che purtroppo, o per fortuna, non può rispondere).
La parte meno divertente?
Quando ti trovi a spiegare per l'ennesima volta a persone che dovrebbero aver capito il tuo lavoro ed il suo ipotetico ruolo nella società che tu lavori, che oltre al traduttore fai anche il traduttore (è vero, faccio altre cose ma sono comunque un traduttore) e che in quanto tale non cerchi una scrivania presso un ipotetico ufficio, che il tempo che non dedichi alla traduzione (nel senso di lavoro vero e proprio) lo dedichi a tutto quel che circonda e supporta il tuo lavoro e che perciò non stai cercando un altro lavoro per riempire dei vuoti esistenziali perché hai già il tuo sogno ed ogni giorno cerchi di portarlo avanti nel migliore dei modi.
Questa è la parte peggiore ed è quella che ancora non riesco a giustificarmi.
Per il momento l'unica soluzione che ho trovato è borbottare da sola girando per le strade di Trieste.
Ahimè, non in triestino ma chissà che un giorno non ci riesca...
Il Nuovo Doria, dizionario del dialetto triestino:
Fu-fù: 1) avv. in fretta, su due piedi; 2) agg. inv. frettoloso.
martedì 24 aprile 2012
Dialetto triestino.
Quando ho letto la notizia della stampa del dizionario "Il nuovo Doria" (revisione ed ampliamento dell'edizione del 1987), allegata al quotidiano "Il Piccolo" per il 130.mo anniversario della sua fondazione, ho pensato tra me e me: "Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii"!
Prendetela come una deformazione professionale, ma da sempre adoro il pensiero di poter aggiungere un dizionario alla mia piccola compagnia ed ancor più adoro lo studio dei dialetti, a partire dalle loro origine fino all'uso che se ne fa ad oggi.
In verità, lo studio dei dialetti mi ricorda un libro scritto da Tullio De Mauro che mi ricorda il primo esame universitario che ho sostenuto con lui sulla linguistica italiana che mi ricorda a sua volta tutti gli esami che sono seguiti e la passione che ho messo nell'affrontarli.
Pian piano leggerò gli allegati che seguiranno, ben 52, e vi terrò aggiornati con le parole più "interessanti"!
Non conosco un modo migliore per vivere e studiare una nuova città.
Prendetela come una deformazione professionale, ma da sempre adoro il pensiero di poter aggiungere un dizionario alla mia piccola compagnia ed ancor più adoro lo studio dei dialetti, a partire dalle loro origine fino all'uso che se ne fa ad oggi.
In verità, lo studio dei dialetti mi ricorda un libro scritto da Tullio De Mauro che mi ricorda il primo esame universitario che ho sostenuto con lui sulla linguistica italiana che mi ricorda a sua volta tutti gli esami che sono seguiti e la passione che ho messo nell'affrontarli.
Pian piano leggerò gli allegati che seguiranno, ben 52, e vi terrò aggiornati con le parole più "interessanti"!
Non conosco un modo migliore per vivere e studiare una nuova città.
martedì 3 aprile 2012
Ritornare in aula.
In quest'ultimo mese ho trascurato il mio blog ma un trasloco rimane pur sempre un trasloco con i propri tempi tecnici e soprattutto con i propri tempi mentali.
Ogni volta una nuova volta. Forse è tutto qui il succo della questione.
Nella mia ricollocazione sono riuscita a tornare all'insegnamento, alla classe, agli occhi degli alunni che mi guardano come un grande punto interrogativo, al tempo passato in piedi (questo mi costa grande fatica essendo abituata a rimanere seduta per molte - troppe - ore davanti al computer), all'uso della parole parlata (anche questo mi costa fatica visto che da brava traduttrice vivo a stretto contatto con la parola scritta) ed ai silenzi in attesa di una possibile comprensione.
Questa volta però la classe è diversa. Non sono né in una scuola pubblica né in una privata ed è forse per questo che mi sento ancora più appagata nel gestire quello che adesso è una passione e non più un lavoro.
Chissà, forse un giorno ridiventerà un lavoro. Per adesso mi concentro sulla mia classe, sui miei alunni e sulle loro valigie piene di ricordi e di usanze da scoprire.
Questa canzone invece rappresenta i miei ricordi e quelli della mia Roma...
http://www.youtube.com/watch?v=F6ygxaii4CU&feature=related
Mentre questo è quello che ad oggi ho davanti ai miei occhi. [Messaggio semplice e conciso]
Ogni volta una nuova volta. Forse è tutto qui il succo della questione.
Nella mia ricollocazione sono riuscita a tornare all'insegnamento, alla classe, agli occhi degli alunni che mi guardano come un grande punto interrogativo, al tempo passato in piedi (questo mi costa grande fatica essendo abituata a rimanere seduta per molte - troppe - ore davanti al computer), all'uso della parole parlata (anche questo mi costa fatica visto che da brava traduttrice vivo a stretto contatto con la parola scritta) ed ai silenzi in attesa di una possibile comprensione.
Questa volta però la classe è diversa. Non sono né in una scuola pubblica né in una privata ed è forse per questo che mi sento ancora più appagata nel gestire quello che adesso è una passione e non più un lavoro.
Chissà, forse un giorno ridiventerà un lavoro. Per adesso mi concentro sulla mia classe, sui miei alunni e sulle loro valigie piene di ricordi e di usanze da scoprire.
Questa canzone invece rappresenta i miei ricordi e quelli della mia Roma...
http://www.youtube.com/watch?v=F6ygxaii4CU&feature=related
Mentre questo è quello che ad oggi ho davanti ai miei occhi. [Messaggio semplice e conciso]
martedì 28 febbraio 2012
Vagamente orgogliosa.
Lo ammetto, sono vagamente orgogliosa del risultato che ho ottenuto con la traduzione del mio primo articolo su Cafebabel.
Sono venuta a conoscenza della possibilità di dare un contributo (reso molto più semplice vista la mia professione) in maniera del tutto casuale.
Infondo anche il mio lavoro è stata una gran casualità: pian piano si è fatta sempre più chiara la possibilità di potermi perdere tra le parole senza avere la presunzione di dominarle.
Per chi fosse interessato qui sotto potrà leggere l'articolo originale e l'articolo tradotto.
Leggete l'articolo e ditemi se non lo giudicate anche voi molto interessante!
venerdì 10 febbraio 2012
Brasil.
Lo ammetto: questo post sarà una terra di mezzo tra la traduzione ed il gossip.
Da circa un mese alla radio, alla televisione (ora non ce l'ho ma vale il tempo al passato "ascoltavo"), nel locale di turno dove vado quando "stacco" dal computer/lavoro o nel negozio in cui vado per non comprare nulla (gli intenti espressi nel voler combattere il consumismo sono tuttora validi) ascolto sempre la stessa canzone di sottofondo, canzone che ahimè conosceranno in molti (anche senza volerlo): "Ai se eu te pego".
Ora capisco che la questione è molto complessa (scherzo ovviamente) ma trovarmi per strada a riflettere sulla traduzione del verbo "pegar" nel contesto della canzone mi ha fatto porre molte domande tra le quali: riuscirò mai a staccare la spina dal mio lavoro/passione (che come i tutti i lavori ha i suoi pro ed i suoi contro)??? Sinceramente non credo (aggiungerei per fortuna).
Questa canzone mi ricorda tutte quelle che ho cantato con le bambine del centro in cui ero ospitata nel bel mezzo della foresta amazzonica. Ammetto che non rappresentano le canzoni della mia "saudade" ma fanno pur sempre parte dei miei ricordi brasiliani.
Questa foto è il mio Brasile e mi manca molto.
Da circa un mese alla radio, alla televisione (ora non ce l'ho ma vale il tempo al passato "ascoltavo"), nel locale di turno dove vado quando "stacco" dal computer/lavoro o nel negozio in cui vado per non comprare nulla (gli intenti espressi nel voler combattere il consumismo sono tuttora validi) ascolto sempre la stessa canzone di sottofondo, canzone che ahimè conosceranno in molti (anche senza volerlo): "Ai se eu te pego".
Ora capisco che la questione è molto complessa (scherzo ovviamente) ma trovarmi per strada a riflettere sulla traduzione del verbo "pegar" nel contesto della canzone mi ha fatto porre molte domande tra le quali: riuscirò mai a staccare la spina dal mio lavoro/passione (che come i tutti i lavori ha i suoi pro ed i suoi contro)??? Sinceramente non credo (aggiungerei per fortuna).
Questa canzone mi ricorda tutte quelle che ho cantato con le bambine del centro in cui ero ospitata nel bel mezzo della foresta amazzonica. Ammetto che non rappresentano le canzoni della mia "saudade" ma fanno pur sempre parte dei miei ricordi brasiliani.
Questa foto è il mio Brasile e mi manca molto.
venerdì 3 febbraio 2012
Galette des Rois
Comincio la mia vita da "casalinga" e voglio prendermi del tempo per curare la mia passione per la cucina (visto che il mio lavoro me lo permette).
Questa ricetta mi ricorda il periodo che ho vissuto in Francia ed uno splendido pranzo domenicale nel freddo dell'Alta-Savoia. Quanto a freddo questa settimana l'Italia non è stata da meno perciò propongo questa ricetta anche se è tipicamente legata alla festa dell'Epifania.
N.d.T. Ovviamente la traduzione è stata svolta da me.
Galette des Rois (pour 4 personnes)
Ingrédients
- 2 disques de pâte feuilletée,
- 200 grammes d'amandes en poudre,
- 150 grammes de beurre,
- 3 oeufs frais,
- 125 grammes de sucre en poudre,
- 5 cl de rhum brun.
Préparation
Préchauffer le Four à 150°.
Dans un bol mettre le beurre et le mettre au four pour faire fondre le beurre.
Pendant ce temps casser les oeufs et les battre au fouet comme pour une omelette.
Dans un grand saladier en verre
mélanger à la spatule en bois le sucre, le beurre fondu, 2 oeufs battus et les amandes en poudre.
Parfumer avec un peu de rhum.
Etaler cette préparation sur le premier disque de pâte.
Cacher la fève dans la préparation et recouvrir l'ensemble avec le second disque de pâte.
Dorer le dessus avec un pinceau en le trempant dans le dernier jaune d'oeuf battu.
Enfourmer 30 minutes th 7 ou 160°C.
Faire cuire doucement.
Galette des Rois (per 4 persone)
Ingredienti
- 2 dischi di pasta sfoglia
- 200g di farina di mandorle
- 150g di burro
- 3 uova fresche
- 125 g di zucchero in polvere
- 5 cl di rum scuro
Preparazione
Preriscaldare il forno a 150°.
Mettere il burro in un recipiente e lasciarlo in forno affinché si sciolga.
Nel frattempo rompere le uova e sbatterle con la frusta come per un’omelette.
In una grande insalatiera di vetro mescolare con una spatola di legno lo zucchero, il burro fuso, 2 uova sbattute e la farina di mandorle.
Aromatizzare con del rum.
Stendere il preparato sul primo disco di pasta.
Nascondere il piccolo personaggio in porcellana nell’impasto e ricoprire il tutto con il secondo disco di pasta.
Dorare la parte superiore con un pennello imbevuto nel rosso del restante uovo sbattuto.
Infornare a 160°C (th 7) per 30 minuti.
Far cuocere dolcemente.
Foto di www.etsy.com
venerdì 27 gennaio 2012
Poter cambiare.
Da alcuni mesi leggo blog che parlano di "allentare la cinghia" del consumismo (li trovo sempre più spesso nelle mie ricerche mattutine e nel leggerli mi lascio guidare dal caso).
In effetti ho sempre pensato ad una "decrescita felice" del mio comprare, comprare E comprare e da sempre ho applicato la regola del "non buttare nulla".
Ad ogni cambio di stagione presenzio ad un meeting con le mie amiche di una vita dove selezioniamo sacchi di vestiti prima che comincino a fare giri per lo più sconosciuti ed arrivino alla cugina della cugina della cugina della vicina di casa. I miei migliori vestiti sono sono stati scelti in quelle occasioni ed ancora oggi ho problemi a staccarmene e rintrodurli nella catena di montaggio "cugina della cugina della cugina della vicina di casa".
Ma forse questo non basta!
Il riutilizzare vestiti delle mie amiche non mi hai mai fermato dal comprarne dei nuovi (a prezzi veramente modici all'onor del vero) e dall'accumularli nel mio piccolo armadio.
Altra questione sono i libri: per quelli non trovo soluzione. Non riesco a leggere libri di altre persone a cui dovrò restituirli poco dopo. Non riesco a sopportare lo strappo della rottura (in effetti sembra la descrizione di una storia d'amore!) e preferisco comprarli sin dal principio ed accumularli nella mia stanza 2 x 4.
Per i libri non credo che riuscirò a modificare il mio atteggiamento (tanto meno per i dizionari e le grammatiche di ogni genere) ma per il resto quest'anno potrebbe essere l'inizio di un cambiamento mentale.
Vi terrò aggiornati!
Chissà se queste letture casuali non cambino il mio punto di prospettiva...
In effetti ho sempre pensato ad una "decrescita felice" del mio comprare, comprare E comprare e da sempre ho applicato la regola del "non buttare nulla".
Ad ogni cambio di stagione presenzio ad un meeting con le mie amiche di una vita dove selezioniamo sacchi di vestiti prima che comincino a fare giri per lo più sconosciuti ed arrivino alla cugina della cugina della cugina della vicina di casa. I miei migliori vestiti sono sono stati scelti in quelle occasioni ed ancora oggi ho problemi a staccarmene e rintrodurli nella catena di montaggio "cugina della cugina della cugina della vicina di casa".
Ma forse questo non basta!
Il riutilizzare vestiti delle mie amiche non mi hai mai fermato dal comprarne dei nuovi (a prezzi veramente modici all'onor del vero) e dall'accumularli nel mio piccolo armadio.
Altra questione sono i libri: per quelli non trovo soluzione. Non riesco a leggere libri di altre persone a cui dovrò restituirli poco dopo. Non riesco a sopportare lo strappo della rottura (in effetti sembra la descrizione di una storia d'amore!) e preferisco comprarli sin dal principio ed accumularli nella mia stanza 2 x 4.
Per i libri non credo che riuscirò a modificare il mio atteggiamento (tanto meno per i dizionari e le grammatiche di ogni genere) ma per il resto quest'anno potrebbe essere l'inizio di un cambiamento mentale.
Vi terrò aggiornati!
Chissà se queste letture casuali non cambino il mio punto di prospettiva...
venerdì 20 gennaio 2012
Bisognerà pur cominciare... perciò armata delle migliori intenzioni oggi ho deciso di scrivere il mio primo post. Proprio oggi, il giorno prima della laurea di Flovia che domani discuterà una tesi sulla didattica museale e sul suo ruolo nel panorama culturale italiano. Sarà l'ennesima sognatrice a mettersi in fila tra i laureati in lettere pieni di buone intenzioni per il futuro. Due anni fa c'ero anch'io nelle sale della Sapienza a chiedermi cosa sarebbe stato di me dopo quei cinque anni di studio dedicati a scrittori e parole di una lingua non mia. Viaggiavo con i miei sogni e mi scontravo con la realtà mentre prendeva piede la consapevolezza di quello che avrei voluto fare negli anni a venire. Da quel giorno ho riflettuto molte volte sul significato dell'affermazione "la passione dovrebbe essere il motore delle nostre scelte" e sul senso di soddisfazione che provo mentre gioco con parole di lingue diventate sempre più mie. Non smetterò di farlo e credo sia un buon punto di partenza per poter cominciare a domandarsi "cosa voler fare da grandi" mentre cerco di far crescere quell'officina di parole nata sulla mia grande e nuova scrivania bianca.
In bocca al lupo Flovi!
Una buona canzone da ascoltare mentre questo venerdì sera prende pian piano piede.
http://www.youtube.com/watch?v=Pm2BKO3SqPw&feature=share
In bocca al lupo Flovi!
Una buona canzone da ascoltare mentre questo venerdì sera prende pian piano piede.
http://www.youtube.com/watch?v=Pm2BKO3SqPw&feature=share
Iscriviti a:
Post (Atom)


