Mi è sembrato molto strano perché credevo che almeno tra addetti ai lavori non dovessi spiegare che il mio è un lavoro e come tale deve essere trattato.
Davanti a un'intera classe (dove lei era l'insegnante) mi ha detto: "Sei una freelance, ah, perciò sei una precaria" ed io interdetta ho risposto: "No, sono una lavoratrice autonoma che è ben diverso dall'essere precaria".
Immagino che ad oggi sia facile associare "lavoratore autonomo" a "precario" ma ci sono molte differenze tra le quali la più importante è che io ho scelto consapevolmente il mio lavoro (forse un pochino di follia c'è stata, ma questa è un'altra storia...).
La domanda seguente è stata: "Ma se lavori tramite agenzie di traduzione sei comunque una freelance?".
Direi proprio che necessitiamo di un ripassino.
Ovviamente un traduttore ha due percorsi (minimo) da poter intraprendere: lavorare tramite agenzie (e prendere una tariffa più bassa) e/o trovarsi dei clienti diretti (percorso più complesso ma che porta un guadagno maggiore). In ambedue i casi rimane un lavoratore autonomo e non un precario.
Finita la lezione l'unica domanda che continuava a martellarmi il cervello è stata: "Perché ho dovuto giustificarmi anche con una collega davanti a persone estranee al mondo dei traduttori?".
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