martedì 26 giugno 2012

Fatica e Passione.

Il titolo di questo post sono le stesse parole che hanno caratterizzato la mia giornata.

Vedendo il documentario girato dalla mia amata amica Manuela ho ricordato le nostre conversazioni avute via skype durante la sua creazione.

Conversazioni sostenute per lo più di notte (lei è insonne per vocazione ed io per necessità). A volte, con molta fortuna, anche in compagnia di un buon bicchiere di vino. Conversazioni tenute in diverse case. Le nostre (cambiate più volte) e quelle di compagni, amici e conoscenti. Conversazioni disturbate dalla mia incapacità di stare ferma davanti al microfono. Conversazioni incentrate su lavoro, cadute, risalite, pianti, urla, soddisfazioni, crisi economiche (personali e non mondiali), solitudine, amicizie lontane, lavoro autonomo, tasse, traduzioni, scrittura, libri, film, studio, master fatti e master da fare, stanchezza, resistenza, colleghi, mancanza di colleghi... fatica e passione.

Sono orgogliosa di lei. Penso sia chiaro. Ma sono soprattutto orgogliosa di noi. Di quel noi che cerca di non arrendersi e che cerca di trovare il proprio angoletto dove potersi sistemare e creare. Ci sosteniamo soprattutto nelle giornate "no"... e ce ne sono tante. I km di distanza non aiutano ma ho imparato a gestirli (non sempre).

Oggi regalo le mie parole ed un angolo del mio blog al suo lavoro.

Per chi vorrà, è possibile vedere il suo documentario cliccando su questo link:

In Memori@m


Dimenticavo, lei è l'unica amica con cui parlo del mio lavoro "seriamente".




venerdì 22 giugno 2012

Via del Campo.

Questa canzone di Faber mi ha fatto compagnia in molte occasioni. Mi ha fatto compagnia soprattutto durante le molte ore seduta davanti al pc china sulla mia tastiera nera (cerco di assumere una posizione corretta ma a volte lo dimentico...).

Una frase di questa canzone è scritta anche sulla mia tesi magistrale nella parte riservata ai Ringraziamenti.

Quella tesi piena di sogni e di speranze. "La letteratura lusofona tradotta in Italia: dal 1930 ad oggi".

Ho lottato, come è giusto fare per quello in cui si crede, per avere una tesi che non trattasse dei gesuiti in Brasile (argomento che la mia professoressa amava particolarmente) ma che potesse avere la presunzione di trattare un argomento contemporaneo e di impatto per chi avesse avuto la curiosità di leggerla.

La letteratura lusofona non può e non deve essere chiusa in un determinato periodo storico di risaputo splendore letterario ed economico ma deve essere conosciuta anche per quello che vuole esprimere oggi in un Brasile pieno di contraddizioni, in un Portogallo che da molto tempo ha dimenticato i suoi splendori imperiali ma che continua a possedere una forte dignità culturale e soprattutto in un'Africa post-coloniale (argomento di cui ho trattato nella mia prima tesi) che comincia ad avere le sue prime case editrici e le sue prime pubblicazioni in cui gli scrittori possono finalmente presentare il loro popolo come meglio credono.

La mia discussione è stata più una discussione di speranza che una vera e propria discussione di tesi ma quando ero lì per partire con il mio comizio socio-politico...il professore ha detto che il tempo era scaduto!

Peccato! Sarà per la prossima volta.

Ah, la frase a cui facevo riferimento nella mia tesi era:

"Via del Campo c'è una bambina con le labbra color rugiada, gli occhi grigi come la strada, nascon fiori dove cammina..."

Buona compagnia!

Via del Campo - Faber




martedì 12 giugno 2012

Concetto del lavoro.

Ieri parlando con una collega traduttrice-insegnante mi sono trovata a giustificare il concetto di lavoro: il nostro.

Mi è sembrato molto strano perché credevo che almeno tra addetti ai lavori non dovessi spiegare che il mio è un lavoro e come tale deve essere trattato.

Davanti a un'intera classe (dove lei era l'insegnante) mi ha detto: "Sei una freelance, ah, perciò sei una precaria" ed io interdetta ho risposto: "No, sono una lavoratrice autonoma che è ben diverso dall'essere precaria".

Immagino che ad oggi sia facile associare "lavoratore autonomo" a "precario" ma ci sono molte differenze tra le quali la più importante è che io ho scelto consapevolmente il mio lavoro (forse un pochino di follia c'è stata, ma questa è un'altra storia...).

La domanda seguente è stata: "Ma se lavori tramite agenzie di traduzione sei comunque una freelance?".

Direi proprio che necessitiamo di un ripassino.

Ovviamente un traduttore ha due percorsi (minimo) da poter intraprendere: lavorare tramite agenzie (e prendere una tariffa più bassa) e/o trovarsi dei clienti diretti (percorso più complesso ma che porta un guadagno maggiore). In ambedue i casi rimane un lavoratore autonomo e non un precario.

Finita la lezione l'unica domanda che continuava a martellarmi il cervello è stata: "Perché ho dovuto giustificarmi anche con una collega davanti a persone estranee al mondo dei traduttori?".

Per la risposta attendo ulteriori sviluppi.



venerdì 1 giugno 2012

Marketing

Lo ammetto e non è poco.

Quando mi sono laureata il concetto di marketing ancora non era stato inserito nel mio personalissimo database definito a livello scientifico "cervello".

Tuttora continuo a non trovare un rapporto equilibrato e complice con l'aspetto promozionale del mio lavoro.

Ho sempre avuto problemi con il concetto di vendita ed arrivare tutto ad un tratto alla possibilità di poter concepire "la vendita dei miei servizi e della mia professionalità" mi è risultata un'idea alquanto bizzarra.

Nessuno, ed intendo nessun professore o simile, mi ha sottoposto -in maniera preventiva- questo aspetto del mio lavoro. Avrei avuto perlomeno il tempo per prepararmi psicologicamente - non è molto ma sarebbe stato comunque un primo passo-. Nessuno mi ha detto che per aprire quel sogno nel cassetto, curato con tanto amore, avrei dovuto sfidare il mio più grande limite: il concetto di vendita.

Ci sto lavorando anche se a volte mi sento ancora "paralizzata" davanti ai miei schemi di marketing.

Vi terrò aggiornati.

Conosco i miei limiti ma soprattutto conosco me stessa -almeno quel poco che basta per una pacifica convivenza- e sono convinta che prima o poi riuscirò a trovare la chiave di volta.